L'abuso...
Prof Paolo Albarello




"Per le esperienze vissute in tribunale, per i rapporti che ho in tribunale
non sono d'accordo con il magistrato, se prendiamo come punto di riferimento
una frase del magistrato: "il bambino dice sempre la verità", non è così
e mi induce a pensare in modo diverso, il bambino è una realtà che va studiata
e approfondita e dobbiamo evitare di andarci ad impelagare in situazioni relative
al passato, significa che continueremo a commettere innumerevoli e inconsapevoli
errori". Una riflessione profondo che ha fatto immergere nelle osservazioni i centinaia di studenti presenti
a Villa dei Papi. La prima riflessione, ha commentato Albarello, riguardante il bambino
da 0 a 4 anni riguarda un soggetto che rispetto
ad Einstein è 1000 volte più capace a ricordare tutto ciò che avviene nella
sua infanzia. Memorizza informazioni, stratificarle e sviluppare la propria
intelligenza. E' un dato fisiologico, non sei di fronte ad un cretino.
In realtà bisogna essere più maturo e più capace di individuare tutto quello che
circonda il bambino.
Nella realtà un bambino che arriva ai 12 - 13 anni ha la capacità di poter mentire,
imbrogliarti. Attenzione però agli stereotipi.
Anche io ho partecipato ad un processo laddove c'era un a bambino che diceva menzogne.
L'accusa era fondata sulle menzogne e le conseguenze
psicologiche erano determinate dalla manipolazione da parte
di un genitore. Non dobbiamo guardare al mondo dei bambini con la nostra capacità
di osservazione ma dobbiamo essere in grado di fare uno sforzo, molto maggiore
rispetto alle nostre metodiche razionali di approfondimento dei problemi.
Si chiede al medico di sapere con una valutazione psicodiagnostica: il bambino
è uno che dice la verità oppure no? Purtroppo noi dobbiamo trovare la chiave
per allearci con i bambini che non parlano, frustrati, che nascondono per
vincere quel muro di omertà e di violenza che non gli consente di tirare fuori
effettivamente quello che devono dire.
Si tratta di situazioni molto complesse. Se vogliamo essere capaci di far maturare
il problema in una società che nei confronti del bambino non risolve con la parte
finale di trascinare di fronte al processo tale situazione giuridica e scegliere noi come medici
e magistrati. Nella sua conclusione il professore Albarello ha sostenuto che la società
è in mutamemto e che bisogna considerare l'integrazione di persone provenienti
dalle regioni più povere del mondo e quindi l'Italia sarà un paese multietnico
e quindi ci saranno migliaia di bambini con lingue diverse, ci sarà una difficoltà
da parte dei magistrati, degli operatori della comunità ad entrare in relazione
con gli stessi bambini e quindi come verificare se egli avrà detto bugie prima
di entrare in un'aula del tibunale? Figuratevi quando manca la maturazione della
nostra cultura, manca la possibilità di avere lo stesso idioma, o addirittura
ci troveremo davanti a condizioni che alle volte non mettiamo da parte per
malinteso senso della indifferenza. Ma vi sono comunità, paesi che comportano
una inconscia considerazione del ruolo della donna e quindi della bambina differente
rispetto agli altri. Come affrontiamo questi problemi nelle scuole quando troveremo
il 50% dei ragazzi che sarà di cultura diversa dai nostri, ci dobbiamo confrontare,
il problema profondo è quello dell'approfondimento di una realtà differente esattamente
da come è differente la cultura, la mentalità, il modo di comunicare, la maniera
di vedere la realtà rispetto a noi del bambino fino a 3-4 anni.
O del bambino che ha avuto problema fino a 3-4 anni che diventa un'adolescente, un uomo
a 14,13 anni e che ci appare cattivo, indifferente. Invece no.
Queste sono realtà complesse a cui tutti gli operatori del settore compresi i magistrati
che devono valutare, analizzare nei dettagli al fine di riuscire ad essere pronti al
momento giusto.