Prof. Giuseppe Cave Bondi, Dott.ssa Serena Di Giorgio
Dipartimento di Medicina Legale dell’Università degli
Studi di Roma “La Sapienza”



L’abuso sul minore: problematiche medico-legali
I maltrattamenti e le violenze all’infanzia sono sempre
esistiti nella storia dell’umanità, ma il problema
dell’abuso sessuale sui minori sta acquistando sempre
maggiore attenzione (specie nel nostro Paese) negli
ultimi anni, da quando sono state promosse iniziative
volte alla sensibilizzazione collettiva e sono stati
svolti convegni nazionali ed internazionali per
professionisti e specialisti riguardanti gli aspetti
sociali, giuridici e psicologici di una questione così
delicata e complessa.
Tutto questo ha sviluppato una vera e propria “cultura
dell’infanzia” orientando l’impegno dei vari
professionisti verso la protezione dei diritti del
minore, rivolgendo, ovviamente, anche l’attenzione al
problema dei maltrattamenti e delle violenze nei loro confronti.
Il valore dell’infanzia è mutato di pari passo con i
tradizionali modelli di vita e, grazie allo sviluppo
delle scienze psicologiche, pedagogiche e
medico-legali, ormai si riconosce al bambino la
capacità, fin dall’età fetale, di esprimere emozioni
fondanti per la sua vita futura e per una maggiore
dignità della persona umana con gli stessi diritti dell’adulto.
Attualmente nel mondo occidentale, per la concomitante
riduzione delle nascite, il bambino sta diventando una
sorta di “razza protetta” ed è per questo che ha
assunto enfasi, sia sul piano nazionale che
internazionale, la tutela e la promozione dei suoi diritti.
Accanto allo sviluppo di una cultura dell’infanzia si
assiste, con maggior frequenza, all’aumento
dell’interesse per i casi di violenza, in riferimento
al cambiamento dei comportamenti umani in ambito sociale e familiare.
Secondo gli esperti, l’aumento delle violenze è dovuto
alla capacità degli operatori di rilevare e segnalare i
casi di abuso che, oggi, non sono soltanto atti
criminosi ed antisociali, ma espressione di un disagio
emotivo che coinvolge l’abusato ed anche l’abusante e la famiglia del minore.
Sulla scorta di quanto sin qui esposto merita un cenno
la questione della vittimizzazione ripetuta e degli
abusi in età infantile. E’ stata infatti dimostrata,
nell’ambito del cosiddetto Womens Safety Project, una
maggiore vulnerabilità ed una significativa tendenza
alla vitttimizzazione delle donne che hanno subito
abusi sessuali durante l’infanzia ; in particolare:
- precedenti esperienze di abuso in età infantile
creano condizioni di una maggiore probabilità di
esperienze adulte in qualche forma di aggressione
sessuale. L’abuso sessuale infantile incide a lungo
termine sulla struttura di personalità.
- L’aver subito un abuso in forma violente
costituisce un fattore predisponente maggiore per
successive vittimizzazioni.
- Il 62% di donne abusate da membri della propria
famiglia subiscono ulteriori vittimizzazioni in età
adulta contro il 40% di donne che abbiano subito
violenza da parte di estranei.
- Più vittimizzazioni infantili comportano più
vittimizzazioni in età adulta.
Infine donne che hanno avuto esperienze multiple di
violenza in età infantile hanno una più alta
percentuale di probabilità di essere vittimizzate in età adulta.
A prescindere da questo, all’interno dell’abuso in età
infantile correlato con future vittimizzazioni, si
evidenziano variabili quali le relazioni di parentela,
la violenza e la ripetitività che facilitano, come
detto, nella donne successive vittimizzazioni in età adulta.
Ciò vuol dire che la vittimizzione comincia in età
adulta e che l’abuso sessuale infantile crea una
maggiore vulnerabilità ad essere di nuovo vittimizzati
sia in età infantile sia in età adulta.
L’uso di tre scale di sessualizzazione con subscale
(Trauma Simpton Checklist) è significativa nel predire
future vittimizzazioni a dimostrazione che la
sessualizzazione traumatica è un legame significativo
appunto con nuove forme di vittimizzazione.
La somministrazione ad un campione di studenti di Scale
di sessualizzazione traumatica rileva, in un altro
studio, una maggior frequenza di violenza subita
rispetto al gruppo di controllo da parte di donne che
dichiaravano di esser state sessualmente abusate
durante l’infanzia; tale correlazione era significativa
soprattutto in relazione a violenze commesse al primo
appuntamento (data rape) mentre rapporto significativo
si evidenzia anche in quei soggetti che avevano subito
forme di maltrattamento non di natura sessuale: viene
confermata così l’ipotesi che l’abuso sessuale sia una
delle forme di eventi stressanti, non l’unica, vissuta
durante l’infanzia e l’adolescenza che può incrementare
la vulnerabilità alla violenza tra conoscenti al primo
appuntamento.
Tale situazione è, inoltre, correlata alla valutazione
degli aspetti traumatici della violenza subita in età
infantile: dissociazione e depressione sono le
conseguenze traumatiche maggiormente evidenziate a
seguito di esperienze negative in età infantile e sono
quelle che maggiormente influenzano la maggior
vulnerabilità delle vittime rispetto a future
vittimizzazioni.
Venendo adesso alle competenze di più stretta natura
medico-legale, possiamo indicare la seguente metodologia operativa.
Da quanto precede, sia pure nella inevitabile
stringatezza dell’esposizione, il fenomeno dell’abuso
sul minore, con speciale riguardo alla sua componente
sessuale, è un fenomeno purtroppo ingravescente e di
grande rilevanza sociale prima ancora che
medico-legale. Per quanto attiene la nostra disciplina,
tuttavia, il fenomeno stesso comporta, come si è visto,
tutta una serie di adempimenti formali (ad esempio in
ordine alla procedibilità del reato cui eventualmente
ci si trovi ad assistere e dunque all’obbligatorietà o
meno di redigere un referto).
Per altro ci sembra più opportuno sottolineare
in questa sede le complesse vicende operative che si
connettono sin dall’inizio in queste fattispecie e che
debbono, a nostro avviso, essere adeguatamente
affrontate senza esitazione, potendosi in caso
contrario correre il rischio di aggiungere ulteriori
complicanze, che definiremmo “iatrogene” ad una
situazione di base già di per se estremamente delicata.
Come sempre avviene, infatti, sia nelle violenze in
generale che in quelle sessuali in particolare, nella
pratica quotidiana ci si trova di fronte a persone che,
oltre ad aver subito un’esperienza di per sé sola molto
traumatizzante, hanno verosimilmente incontrato anche
delle difficoltà circostanziali che certamente non
hanno aiutato a migliora la situazione
Infatti trattasi di soggetti i quali, particolarmente
se minorenni, possono avere già vissuto un trascorso di
interiorizzazione della propria negativa esperienza,
poi sfociata in un contatto diretto di tipo verbale con
uno o ambedue i genitori (se non, preliminarmente, con
un insegnate) seguito poi da un concitato susseguirsi
di eventi (intervento dell’Autorità Giudiziaria,
necessità di ripetere più volte il proprio racconto in
ambiente non necessariamente adeguato, al limite
preliminari accertamenti medici) i quali non giovano
certo ad inquadrare adeguatamente la vicenda al fine
sia di prendere i più tempestivi e necessari
provvedimenti terapeutici sia anche di tentare una
rapida identificazione del o dei colpevoli.
In ogni caso, un’esperienza pluriennale ci insegna
l’assoluta indispensabilità preliminare di porre il
soggetto vittima di abusi nelle migliori condizioni
psicologiche possibili per poter rivivere e dunque
riferire se non tutto almeno i punti essenziali del
proprio vissuto. Astenendosi quindi dal ricorrere ad
una visita immediata e diretta, si rende indispensabile
tranquillizzare la presunta vittima mediante un
colloquio pacato e ripetuto, da svolgere in presenza di
non più di una persona appartenente al mondo sanitario
(mai a quello delle forze dell’ordine) tornando spesso
a far ripetere il racconto, senza forzature,
suggerimenti od imposizioni, ma anche con il fine di
cogliere eventuali contraddizioni.
Sotto il profilo medico-legale, infatti, è da dare atto
che se purtroppo gli abusi sono all’ordine del giorno,
è altrettanto vero che non infrequentemente e per le
più svariate motivazioni ci si può talora trovare di
fronte a situazioni ben riferite, ma non
necessariamente veritiere che debbono essere
adeguatamente valutate onde poter giungere ad una
corretta valutazione complessiva del caso in esame. In
verità, sempre secondo la nostra esperienza, questo
rischio ricorre più spesso nell’adolescente, e dunque,
specie oggi, in una fascia di età leggermente superiore
a quella del minore giuridicamente inteso. Ma trattasi
di un’affermazione molto generica e che come tale
merita tutte le verifiche necessarie. In altre parole
il medico-legale, come sempre del resto, non deve mai,
neppure emotivamente, assumere sin dall’inizio
atteggiamenti di parte, ma invece vagliare, al lume
della propria esperienza e secondo una corretta
metodologia operativa, gli elementi di fatto che si
vanno delineando, senza concitazione e senza
pregiudizi.
Per quanto attiene poi l’esame obiettivo diretto di una
presunta vittima di abuso (come si è appena detto, da
effettuarsi solo dopo un adeguato colloquio) non vi è
dubbio che rientri nelle piene competenze del medico-legale il poter accertare eventuali lesioni nelle
sedi cosiddette estrinseche alla violenza, almeno
sessuale, quali il collo, gli arti, le zone
perigenitali. Un buon specialista della materia,
infatti, deve essere immediatamente in grado di
identificare e tipizzare una o più lesioni, anche
minimali, cercando di precisarne il mezzo di produzione
(ad esempio afferramento) ed anche l’epoca della
produzione stessa, potendosi incontrare complessi
lesivi di cronologia diversa per il ripetersi
dell’abuso ovvero non in sintonia con il racconto reso.
Molto si è discusso e molto i discuterà circa
l’opportunità o meno dell’intervento
pluri-specialistico in queste situazioni. Molti Autori
ritengono infatti che ad esempio un sostegno
psicologico sin dall’inizio o un supporto ginecologico
successivamente possano essere ritenute le più adeguate
metodologie operative possibili.
Personalmente siamo invece dell’avviso che se il
medico-legale ha acquisito un’esperienza operativa
adeguata nella materia, tranne situazioni eccezionali,
possa inquadrare da solo il caso al meglio, con la sola
eccezione di soggetti nonostante tutto molto turbati o
di una semiologia obiettiva di tipo finemente
ginecologica (ove l’abuso abbia comportato anche la
componente sessuale).
Diverso il discorso per le fasi cronologicamente a
valle per le quali, sempre secondo noi, decresce la
competenza medico-legale (una volta impostata
adeguatamente la vicenda e presi i relativi
provvedimenti) per vedersi accrescere invece quella di
equipes a valenza pluri-specialistica che potranno
tentare sin dove è possibile un adeguato recupero nel
tempo della piccola vittima ricorrendo a tutti quei
provvedimenti clinici ed ambientali che ogni singola
fattispecie possa di volta in volta richiedere.
Naturalmente le affermazioni che precedono sono
abbastanza semplicistiche in quanto generiche e dunque non
ben modellabili alla ineluttabile legge del caso per caso.
Ci piace tuttavia concludere affermando che nel
complesso meccanismo che si innesca in queste tristi
vicende chiunque intervenga nelle prime fasi di esse
deve ricordarsi, ove non abbia già specifiche
competenze in proposito, che la partecipazione sin
dall’inizio di uno specialista medico-legale ben
preparato è da ritenere (e non lo affermiamo in senso
corporativo) assolutamente indispensabile in quanto
spesso da sola sufficiente a chiarire ed inquadrare la
vicenda, ponendola nella sua giusta luce, e lasciando
poi eventualmente ad altri il gravoso compito della
riabilitazione, soprattutto psichica.