Sgretario generale confederale cgil
Medico
Nicoletta Rocchi




E' una manifestazione particolare quella del referendum in quanto va
a toccare, rispetto agli altri referendum, la sensibilità della vita individuale
di ogni soggetto.
Secondo Rocchi il direttivo ha messo in evidenzia una necessità prima di affrontare gli altri
temi e l'organizzazione ha deciso di votare e votare "si". Per la relatrice tale
tematica non è un argomento neutro ma bensì induce a fare delle scelte ben precise
e mirate. Ed ha indivuato anche le tre fasce del voto: astensione, "si", "no".
L'astensione è il neo di questo referendum e secondo Rocchi è vero che esiste
la libertà di scelta ma può esserci anche una induzione, o quasi costrizione
massmediatica a tal punto da invadere la sfera giuridica e sociale dell'individuo.
Tale proposta di astensionismo rappresenta una patologia all'interno della scelta
che fa ogni individuo.
La costituzione sostiene che votare è un diritto ed è una scelta di grande
democrazia. Però è importante, ha sottolineato Rocchi che il 51% possa scegliere
il percorso della nostra vita e possano decidere in modo positivo il nostro futuro.
La legge 40 è identificata da Rocchi come una legge sbagliata in quanto in contrasto
con i principi costituzionali e chi favorisce questa legge vuole avere una rivincita
elettorale rispetto alle sconfitte elettorali subìte in questi ultimi anni.
Il direttivo della cgil ha impegnato i cittadini al voto e questi referendum
rappresentano un momento di impegno per l'elettorale e per i cittadini.
Ci sono dei dati reali, oggettivi, sono importanti e non si basano su presupposti
di natura teorica.
Per questo motivo la cgil ha messo in piazza materiale informativo al fine di
far conoscere ai cittadini di cosa tratta il referendum.
A Rocchi non piace la legge, non piace quindi alla cgil in quanto si basa su
un'architettura normativa sbagliata.
Anche il linguaggio, per Rocchi, è sbagliato. La legge, infatti, parla di procreazione
medicalmente assistita e non di fecondazione, sostenendo la tesi che l'embrione ha status
giuridico. E' assurdo, per Rocchi, un'interpretazione di questo tipo:
1) i diritti del concepito prevalgono sui diritti di ciascuno (madre e padre), quindi
si è in presenza di una mostruosità giuridica.
Tale legislazione, peraltro, ha ricordato Rocchi è presente anche in Perù.
E che essa è contro la laicità perchè non attribuisce pari dignità umana.
Il problema di fondo per Rocchi riguarda le motivazioni per cui si difende a spada tratta
questa legge: per mettere in discussione la legge 194.
SALUTE FISICA E PSICHICA DELLA DONNA.
Per Nicoletta Rocchi tale legge mette in discussione la salute fisica e psichica
della donna entrando in contraddizione con il buon senso obbligando ad impiantare
solo tre ovuli, ponendo dei limiti al sapere medico.
LIBERTA' DI SCIENZA. Su tale argomentazione Rocchi pone in essere come la legge 40 pone
un limite alla ricerca e non dà ampia libertà a chi deve fare ricerca.
In realtà la legge impedisce l'utilizzo di cellule staminali ed embrionali e semmai
chi subisce un incidente non avrà la possibilità di farne uso perchè la legge lo vieta.
Ma le cellule staminali ed embrionali servono anche per chi si soffre di malattie
e ciò è molto importante.
FECONDAZIONE ETEROLOGA. Tale legge, per Rocchi, non offre per chi ha un'infertilità
assoluta la possibilità di avere un figlio per chi è sterile e sono moltissime le coppie che
vanno all'estero per risolvere il loro problema.
Allora, nelle sue conclusioni, Rocchi lancia un appello indietreggiando nel tempo e ricordando il 1978
quando tutti votarono a favore dell'aborto, ed era un referendum contro l'aborto clandestino.
Dietro questo referendum non c'è nessuna speculazione che si vuol fare oppure come si vuole far credere
del caso ad esempio della clonazione, dietro quest'operazione
del referendum esiste solo l'obiettivo di abrogare la legge 40.

è una realizzazione editoriale THE MOMENT