Prof. Claudio Grimellini
Docente Universitario Facoltà Architettura
"La rivista è stata un'opera notevole. Voglio illustrare la rivista
perchè questo numero monografico era stato considertao come supporto alla metodologia
di intervento. Se voi infatti vedete l'indice e l'organizzazione, la rivista
è uno strumento scientifico che chiarisce in quali maniera e con quali metodi
si deve intervenire sul patrimonio rurale e in particolare su quello che è il
patrimonio architettonico utilizzato da strutture portanti murali.
Allora la prima cosa che mi viene da dire immediatamente è: "Ma se si parla di restauro
delle facciate ma stiamo lontano mille miglia da quelle che sono le metodologie correnti
di intervento sul patrimonio architettonico perchè noi invece parliamo di riuso
e di riqualificazione del patrimonio architettonico, questo cosa significa
che lo studio prevede due tipi di modelli un modello che riguarda la conoscenza della
preesistenza cioè del manufatto architettonico, e l'altro modello prevede la conscenza
della destinazione d'uso. Nel momento stesso io elaboro un progetto di recupero
il primo obiettivo ma che cosa ci metto dentro? Il problema del consolidamento strutturale
e delle fondazioni, ma è nel progetto di recupero globale perchè io non posso
pensare che io devo recuperare una masseria e mi preoccupo del sistema fondale
e non vedo che ci devo mettere in questa masseria.
Se noi parliamo di centralità è il progetto che deve essere il catalizzatore delle nostre
intenzioni e questo progetto deve procedere secondo lo schema è un modello all'interno
della facoltà di Architettura dove accanto quindi alla preesistenza fosse essa una masseria
stiamo studiando l'albergo dei poveri quindi pensate la differenza che intercorre tra
un casale e l'albergo dei poveri di Napoli. La metodologia è la stessa. Io parto dalla conoscenza
della preesistenza mediante un sistema di studi che riguardano la formazione della banca dati
non si può studiare se non si conosce il patrimonio, il censimento di quello che è la
banca dati, la conoscenza degli elementi caratterizzanti la singola masseria, costruzione
agricola. Perchè noi ci troviamo di fronte ad un patrimonio sotto gli occhi di tutti
ma ad un patrimonio sconosciuto perchè esistono infiniti studi localistici ma non
esiste tutt'oggi una storia nazionale dell'architettura rurale.
Per ogni regione esiste una scuola di architettura rurale, con delle caratteristiche
ben precise,all'interno della stessa regione troviamo dei manufatti distinti e diversi.
Perchè a differenza di quanto avveniva nella scena urbana dove i grandi edifici, le tipologie,
le forme venivano imposte da quella che era la classe dominante, il re, l'arcivescovo,
il principe, quindi determinavano le espressioni formali di quest'architettura
per l'architettura rurale non abbiamo grandi maestri, non abbiamo una conoscenza
precisa, esistono alcuni esempi come la villa rustica di Palladio nel Veneto ma
in Campania queste caratteristiche non ci sono.
Il patrimonio rurale in campania non è mai stato difeso e mai tutelato. Io credo che
bisogna partire dalla conoscenza di questo patrimonio proprio perchè le caratteristiche
tipologiche e formali sono distinte non da regione a regione ma da località a località,
bisogna passare al censimento di queste strutture ma con un metodo preciso che individui
la destinazione d'uso, la tipologia, la ricorrenza dei servizi e delle attrezzature e gli
elementi tecnologici caratterizzanti, questo perchè l'architettura rurale è strettamente
legata al territorio, alla coltivazione del territorio, ai cicli stagionali, proprio
per questo troveremo delle pertinenze che sono precipue di una particolare architettura
basta allontarsi di 10 km e non le troviamo più. Noi stiamo studiando i mulini della Valle
di Perdifumo. Gli stessi mulini a distanza di 4-5 km presentano delle caratteristiche
costruttive prettamente diverse e questo perchè l'architettura non era disegnata dal grande maestro
ma era espressione di un funzionamento all'attività di un territorio alla trasformazione di
alcuni prodotti.
Quindi il primo capitolo della rivista riguarda la conoscenza della preesistenza ossia si parla dei
mulini, fattorie della campania, casali che cos'è una banca dati, come si costruisce una
banca dati che cos'è la scomposizione sistemica.
Perchè nel tornare al problema della conoscenza di un manufatto architettonico io devo
avere uno strumento che non è decisamente il rilievo perchè il rilievo mi dà la situazione
così com'è. Il rilievo va interpretato ho bisogno di uno strumento che diventa possibile
la decodificazione di quell'architettura. E allora è evidente che con la scomposizione in
sistemi che attraverso la clave io individuo le classi di unità tecnologiche fino a singolo
elemento tecnologico e qui compare il problema della fondazione. Perchè nel momento in cui
io scomposto tutto quanto il sistema edilizio ho individuato tutte le sue parti è evidente
che quel sistema funziona solamente se le singole parti sono messe a sistema.
Nel progetto di riuso non posso andare a studiare la stessa destinazione d'uso se non
ho contemporaneamente stabilito quali sono le caratteristiche tecnologiche che mi servono
per il recupero del manufatto architettonico. Con intevento sui solai e sulle coperture.
Sulle fondazioni. Ma la cosa fondamentale è che la tecnologia non deve essere invasiva.
La tecnologia deve essere compatibile con la struttura che io vado a studiare.
Noi assistiamo sempre al restauro di alcuni monumenti senza avere stabilito la destinazione
d'uso. Restauro che è stato effettuato a castel dell'ovo, castel sant'elmo, la contingenza
ha costretto ad intervenire su questi monumenti, questi monumenti sono stati restaurati
ma cosa abbiamo messo dentro e a tutt'oggi non è stata stabilita una destinazione d'uso.
Ma qualsiasi destinazione chiede degli adattamenti della preesistenza, e quindi gli adattamenti
non vengono immessi dopo devono essere considerati nel momento stesso io elaboro il progetto.
Restaurare senza aver definito il piano di riuso è un'altra follia, succede come succede
ancora oggi al Maschio Angioino dove si continua a restaurare dove la tecnologia avanzatissima
ha pensato ad un unico sistema per restaurare il maschio angioino.
Di quest'operazione ovviamente non si capisce la finalità. Perchè prima o poi bisognerà intervenire
su progetti effettivi per il restauro delle cortine del maschio angioino.
E questo problema della compatibilità preesistenza e destinazione d'uso è l'elemento fondamentale
del progetto perchè i casi in cui prevale il recupero per se stessi è limitato,
il campanile di Santa Chiara, la torre di Pisa, anche se nel progetto devo prevedere
un comunque un impatto che è dovuto alla potenza del monumento.
Non posso restaurare la torre di Pisa senza tenere conto che c'è un'utenza giornaliera
di centinaia di visitatori che devono salire sulla torre di Pisa.
La seconda parte della rivista è dedicata alle ipotesi di progetto, alle possibili
destinazioni d'uso di questo patrimonio, ed è evidente che lo studio che stiamo
facendo è uno studio che vuole dare una metodologia precisa, corretta per l'intevento
dei manufatti a masso. E' ancora evidente perchè prendo spunto che in realtà Vanvitelli
non si preoccupava delle grandi strutture murali della reggia di caserta, però oggi come
oggi possiamo continuare a pensare che il rischio antisismico lo combatto aumentando lo
spessore delle murature come facevano a quei tempi. Era muratura a masso e nello spessore
delle murature era contenuto tutto il sistema di forze.
Ma non è più possibile perchè il rapporto utenza di sostenibilità economica tra la superficie
occupata dalle strutture murali e la superficie utili è bassissimo. E' vero che mantengo
la superficie ma c'è uno spreco enorme di superficie e oggi come oggi non è possibile
costruire in questo modo. Quindi è evidente che tutta la normativa antisismica va recuperata
perchè ci siamo portati invece a ridurre quella che è la struttura portante.
Per aumentare la superficie e quindi il valore economico di quello che è l'immobile.
Gli Indici di compatibilità. La destinazione d'uso viene confrontata con la preesistenza
e mediante questi indici di compatibilità che io derivo da tutta la normativa.
Perchè la normativa antisismica mi dà degli indici, la normativa architettonica mi
dà altri indici questi indici inevitabilmente rientrano nel progetto del recupero dell'architettura a masso.
Allora minimo impatto, reversibilità dell'intervento, ecocompatibilità dei materiali che vengono
inseriti nell'intevento e sostenibilità dell'intervento, quando si è fatto questo
abbiamo il piano completo e possiamo recuperare qualsiasi tipo di manufatto"
è una realizzazione editoriale THE MOMENT